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06/09/2010
FORMAZIONE - Modalità e requisiti per accedere all'istituto di formazione della pubblica amministrazione
Da travet a grand commis di stato
E'
chiamata a selezionare e formare le future leve della dirigenza pubblica italiana. Dirigenti e funzionari dei ministeri, della sanità o di agenzie fiscali, in sostanza tutti i vertici della pubblica amministrazione devono, obbligatoriamente, prima o poi, passare attraverso i banchi della Scuola superiore della pubblica amministrazione (Sspa). È lì che avviene la prima selezione della futura dirigenza pubblica e, sempre lì, il successivo aggiornamento professionale. Ma non solo pa, perché sulla spinta della riorganizzazione del comparto messa in moto dalla riforma Brunetta (dlgs 150 del 2009) nel prossimo futuro la scuola guarderà anche al variegato mondo di tutti quei dirigenti che fanno parte di amministrazioni diverse dallo stato. Non pochi, considerando che secondo l'ultimo rapporto Unioncamere sui fabbisogni occupazionali delle imprese italiane, solo per l'anno in corso sono previste oltre 2 mila assunzioni del comparto dirigenziale il 30% dei quali sarà difficile da trovare.
I compiti della scuola. La principale attività della scuola è quella di selezionare e reclutare dirigenti e funzionari dello stato e delle amministrazioni pubbliche. Una volta avvenuta questa scrematura iniziale l'istituto guidato da Giovanni Tria si occupa di formare queste figure con l'obiettivo di favorirne la crescita culturale e la competenza professionale soprattutto rispetto ai processi di riforma e di innovazione delle pubbliche amministrazioni. E la formazione non è destinata solo a dipendenti italiani perché alcuni servizi sono rivolti anche al personale amministrativo di altri stati. E sempre in ambito formativo uno dei compiti della scuola è quello di fare attività di ricerca e analisi nonché di consulenza e di supporto tecnico al governo e alle amministrazioni pubbliche, qualora richiesto dalla presidenza del consiglio dei ministri.
I corsi. A seconda delle esigenze delle pubbliche amministrazioni e dei diversi obiettivi la scuola propone varie tipologie didattiche. Accanto ai corsi tradizionali e a quelli di breve durata la Sspa ha messo a punto la formula dei percorsi formativi, articolati in moduli didattici che possono essere frequentati singolarmente. Negli ultimi anni poi sono stati promossi master specialistici per soddisfare l'esigenza di formazione professionale avanzata. Questi sono destinati ai laureati e presuppongono una solida preparazione di base in relazione all'ambito trattato. Poi ci sono i corsi di eccellenza destinati a coloro che, avendo già frequentato un master specialistico, intendono acquisire un alto perfezionamento professionale nella disciplina scelta. Infine i seminari: brevi corsi di aggiornamento di durata non superiore a due o tre giorni tenuti da esperti della materia, coordinati da un relatore, nati con l'obiettivo di analizzare un argomento o una questione di attualità.
Gli stipendi. E che fare il dirigente convenga soprattutto in termini di retribuzioni non è un mistero per nessuno. Basta scorrere le retribuzioni di ministeri o agenzie fiscali ma anche di alcune aziende sanitarie locali per accorgersi come i dirigenti, sia di prima che di seconda fascia, possano contare su un portafoglio piuttosto gonfio. I dirigenti di prima fascia cioè i capi dipartimento e direttori generali di un qualsiasi ministero partono da una retribuzione base (tabellare) di oltre 55 mila euro. Se a queste si aggiungono le parti variabili o le diverse indennità gli stipendi lievitano fino a superare i 200 mila euro per i capi dipartimento al massimo dell'anzianità ma anche i 150 mila per i dirigenti generali. Per i dirigenti di seconda fascia (amministrativi o tecnici) la retribuzione tabellare fissa annua ammonta a 43 mila euro che tra indennità e retribuzione di risultato può arrivare a una media di 100 mila euro annui. Non si discostano poi molti i dirigenti per esempio dell'Agenzia dell'entrate. Quelli di prima fascia partono da una retribuzione base di 51 mila euro, ma qui la parte del leone la fa la quota di posizione variabile che, quando è al massimo, può superare i 160 mila euro (il minimo è 43 mila) così come la retribuzione di risultato che va da un minimo di 28 mila euro a un massimo di 99 mila Insomma a conti fatti un dirigente di prima fascia al top può portarsi a casa anche 350 mila euro.
ITALIA OGGI
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